Oggi è il 15 luglio.

Avete presente quando Facebook vi ripropone i ricordi di qualche anno fa?

Oggi li scorrevo distrattamente, cercando di ricordare dov’ero nel 2023, in quale città stessi tenendo un workshop, se stessi seguendo un percorso di formazione oppure lavorando con altre persone.

Poi, all’improvviso, è comparsa quell’immagine colorata con una frase semplicissima: Tutto ok. Linfonodi puliti. Notte a tutti, grazie.

Mi sono fermata…

La mia mente è tornata a sette anni fa, quando, uscendo dalla sala operatoria del CRO di Aviano, il chirurgo venne da me e mi disse ridendo: Signora, è stata fortunata. Ha un culo grande come la provincia. I linfonodi sono puliti, non ho dovuto farle la mastectomia. Le ho lasciato il seno, anche se le manca un pezzo. Però è andata bene, dai. Ci rivediamo appena si riprende dall’anestesia.

Dentro di me il sollievo è stato immediato. Ho chiuso gli occhi e ho continuato a dormire.

Quando avevo deciso di rimuovere i due intrusi che stavano occupando il mio seno destro, di cui uno anche con cattive intenzioni, era ovvio che sperassi di liberarmene il più presto possibile e che non ci fossero altre pendenze in corso.

Sentivo dentro di me che parlare alle mie cellule mi aveva sicuramente predisposta bene.

L’avevo fatto con tutto l’amore possibile. Anche se, in cuor mio, c’erano la paura, l’ansia per il futuro, i progetti di vita che sembravano improvvisamente sospesi. Come accade a qualsiasi donna che riceve una tegolata in testa all’improvviso.
Scoprire di essermi liberata da quei due intrusi mi ha fatto esultare di gioia.

Poi la vita è strana…

Negli anni successivi, attraverso gli algoritmi, ho iniziato a occuparmi proprio di donne che vivevano la stessa esperienza che avevo vissuto io. Molte intenzionate perfino a non sottoporsi all’intervento chirurgico.

Tantissime con idee controcorrente, che non volevano seguire i protocolli classici e si orientavano verso terapie sostitutive o alternative.

Il fatto che io stessa avessi scelto la multiterapia Di Bella sicuramente predisponeva a questo contatto, a questa condivisione di intenti.

Io, però, mi sono sempre tenuta per me ciò che pensavo. Le mie opinioni sono sempre rimaste le mie.

Ho sempre accolto con grande rispetto qualsiasi idea o intenzione la persona avesse. Non mi sono mai permessa di giudicare una scelta.
Anzi.

Ho sempre incoraggiato le persone a pensare con la propria testa. Perché credo sia giusto che chi si trova in una situazione di questo tipo si assuma la responsabilità delle proprie decisioni.

Senza scegliere perché costretto dai familiari.
O perché qualcuno gli sta facendo il lavaggio del cervello.
O magari perché pensa che non si possa andare controcorrente, che non si possano fare scelte diverse, che sia necessario fare le “brave bambine”.

No.

Credo sia importante usare il proprio libero arbitrio, valutare tutte le opportunità che ci vengono proposte e decidere, secondo il nostro sentire, quale sia il percorso più giusto per noi.

Mi sono capitati casi di donne che si sono rifiutate di sottoporsi a un intervento chirurgico, nonostante le condizioni molto pesanti in cui si trovavano.

Donne che avevano così tanta paura degli ospedali e dei medici da aver scelto la via più breve per terminare la propria vita.

E io mi sono ritrovata, in quei momenti, ad accogliere.
Ad ascoltare.
A essere una compagna silenziosa.
A offrire una spalla su cui sfogare tutta la rabbia, tutta la delusione.
A far sentire meno sole queste donne.

Forse questo è stato il compito più difficile.

Sarebbe stato molto più facile dire: “Ascolta questo audio.”
Oppure: “Segui questa visualizzazione guidata e fai in modo che il tuo Sé Superiore inizi, se lo desidera, questo processo di autoguarigione.”

Invece no.

Tante volte mi sono chiesta:
Di che cosa ha davvero bisogno questa persona che sta soffrendo?
Ha bisogno dei miei strumenti?

Oppure cerca semplicemente qualcuno con cui confrontarsi, per trovare il coraggio di fare la scelta più importante della sua vita?

Credo che proprio lì sia nato il momento più bello del mio lavoro.
L’ascolto.
L’osservazione.
Il cercare di comprendere…

Perché anch’io ho scelto liberamente.

Nonostante provenga da una famiglia in cui il carcinoma al seno era già entrato.

Mia madre da giovane ha seguito un percorso diverso, più classico. È stata operata, ha fatto tre cicli di chemioterapia e, fortunatamente, oggi è ancora qui, a 93 anni.
Si vede che la sua tempra è davvero forte.

Io, invece, sentivo che non avrei accettato quel percorso. Avevo un’altra consapevolezza. E volevo concedermi un’opportunità diversa.

Fin da bambina, quando frequentavo le scuole medie, leggevo il settimanale Gente che mia madre portava in casa.
Fu lì che conobbi il dottor Luigi Di Bella.

Questo personaggio che, ai miei occhi, sembrava quasi un Einstein italiano, con quei capelli bianchi spettinati che sembravano sfidare il vento. Mi incuriosiva. Mi affascinava.

Ricordo che portavo spesso quegli articoli in classe per discuterne con l’insegnante di italiano.
Sì, probabilmente ero una bambina un po’ atipica.
Affrontavo argomenti molto più grandi di me.

748969787 2099978851406974 5671300721240960518 nMa forse, nel mio DNA, c’era già quella predisposizione che, tanti anni dopo, mi avrebbe portata fino a qui.

Quando, nel 2019, ho capito che nel mio corpo qualcosa non andava e gli esami lo hanno confermato, il mio pensiero è andato immediatamente a quel protocollo che quell’omino aveva ideato tanti anni prima.

Così, dopo l’intervento, ho rifiutato la radioterapia e ho deciso di affidarmi alle cure del dottor Giuseppe Di Bella, che porta avanti il lavoro iniziato dal padre.

Perché, a volte, ho la sensazione che nulla accada davvero per caso.

Se da bambina non avessi avuto quelle curiosità, chissà quali altre scelte avrei fatto nel 2019.

Perché vi racconto tutto questo oggi?
Perché il 15 luglio 2019 è il giorno della mia rinascita.
Il giorno della mia vittoria sugli intrusi: la liberazione.

Ma soprattutto è il giorno in cui, nonostante la paura, ho fatto una scelta libera e consapevole, accettandone fino in fondo tutte le conseguenze.

Quella scelta mi ha resa più forte.
E, senza che allora potessi immaginarlo, mi ha preparata a tutto ciò che sarebbe arrivato dopo.

Al lavoro con gli algoritmi, alla nascita del metodo REAL®.
Alle persone che ho incontrato lungo il cammino.
E, in fondo, anche alla donna forte e determinata che sono diventata oggi.