Il digiuno come ascolto di corpo, mente e spirito
Il digiuno è uno di quei temi che molto spesso viene osservato solo da un punto di vista estetico.
Perdere peso.
Sgonfiarsi.
Rientrare in un vestito.
Sentirsi più leggeri.
Ed è esattamente così che la prima volta mi sono avvicinata anch’io. Con curiosità e con quella normalissima voglia di alleggerire un po’ la silhouette.
Poi nel mentre… mi sono accorta che il digiuno è molto altro.
Prima di tutto faccio una precisazione importante: quando parlo di digiuno, intendo un percorso controllato, seguito con attenzione, sostenuto da aminoacidi, sali minerali e integratori che aiutano il corpo a mantenere equilibrio e funzionalità.
Non si tratta di un digiuno improvvisato.
Non è “pane e acqua”.
Non è privazione casuale.
È un lavoro consapevole, basato prevalentemente su verdure crude e cotte, con una struttura che richiama alcuni principi della chetogenica, ma in una forma controllata e sostenuta.
Ed è proprio lì che iniziano le vere osservazioni.
Perché quando togli determinati alimenti, entri inevitabilmente in contatto con il tuo rapporto con la fame.
Con la gola, il desiderio, le abitudini.
Quante volte mangiamo davvero per necessità?
E quante volte, invece, mangiamo per nervosismo, compensazione, noia, vuoto, abitudine? Molto più spesso di quanto immaginiamo.
Da anni ho fatto scelte alimentari consapevoli.
Mangio in modo semplice, seleziono molto ciò che acquisto, faccio attenzione a ciò che introduco nel corpo.
Conosco bene l’effetto infiammatorio di farine, latticini, zuccheri, alimenti processati. E sappiamo tutti, ormai, quanto il cibo influenzi energia, infiammazione, lucidità mentale e benessere generale.
Eppure, anche con questa consapevolezza, il digiuno mi ha mostrato cose profonde. Mi ha fatto osservare quando il corpo dice davvero “ho fame”. E quando invece quella fame è solo apparente.
A volte il corpo non chiede cibo chiede acqua. Bevi… e improvvisamente quel morso della fame si riduce. Questo aspetto è importantissimo, soprattutto andando avanti con l’età.
Molte persone bevono poco.
Spesso si cerca zucchero quando in realtà il corpo sta chiedendo idratazione. Basta reinserire acqua, magari acqua e limone, e già molte dinamiche cambiano.
Anche il desiderio compulsivo di dolci, biscotti, cioccolato… spesso si ridimensiona.
Ma il punto più interessante, per me, è un altro.
Il cibo riempie
Alle volte riempie un vuoto emotivo, un vuoto affettivo, un vuoto identitario.
Quando una persona cerca se stessa, quando non ha chiaro chi è, cosa vuole, cosa è venuta a fare qui… spesso quel vuoto viene compensato con il cibo.
Si mangia per riempire.
E lì il digiuno diventa uno specchio potentissimo perché ti costringe a guardarti.
Ti obbliga a osservare se sei stabile, se sei centrato.
Oppure se sei schiavo di un’abitudine.
Quanto controlli davvero le tue scelte.
Avere in casa biscotti, cioccolato, fragole… e scegliere comunque un piatto di zucchine al vapore o dei cetrioli, aiuta ad osservare il proprio rapporto con il desiderio.
Con la tentazione, la disciplina. La libertà.
E no, non è rigidità. È ascolto. È capire se sei tu a scegliere… oppure se sono le tue abitudini a scegliere per te.
La prima volta che ho affrontato il digiuno è stata dura.
Non tanto per la fame, ma perché mi sono resa conto di quanto il cibo fosse diventato presenza, abitudine, compensazione.
Mi mancava, pur senza avere fame.
Mangiare è anche un gesto emotivo, un ritmo.
Un’abitudine biologica.
Un riflesso.
Il digiuno ti costringe a distinguere.
È fame vera?
È sete?
È ansia?
È noia?
È bisogno di conforto?
E poi c’è una dimensione ancora più profonda: quella spirituale.
Il digiuno, da sempre, appartiene anche alle pratiche religiose e spirituali.
Pensiamo alla Quaresima. Ai periodi di preparazione interiore.
Alle pratiche di purificazione. Alla meditazione.
Il digiuno non è solo sottrarre cibo. È creare spazio. Abbassare il volume del corpo per ascoltare meglio ciò che accade dentro.
Quando mangiamo meno, spesso sentiamo di più.
Più lucidità, più ascolto, più presenza.
È come se il digiuno avvicinasse alla parte più essenziale di noi.
Al nostro centro, alla nostra anima.
A quella parte più alta che spesso, nel rumore quotidiano, smettiamo di sentire.
Il digiuno è una forma di incontro con il corpo.
Con le emozioni. Con le abitudini. Con la volontà.
Ma soprattutto con lo spirito.
Per questo credo che fare esperienza di digiuno, anche breve, possa essere una prova molto importante.
Un modo per capire come stiamo davvero.
Quanto siamo presenti.
Quanto siamo forti.
Quanto siamo liberi.
E soprattutto, quanto siamo capaci di ascoltarci davvero.
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Attraverso la voce, la vibrazione, l’ascolto e la presenza, entri in uno spazio diverso.
Il corpo si rilassa, il sistema si alleggerisce e si attivano processi naturali di autoguarigione e riequilibrio.
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