Perché le persone ci feriscono? Tra colpa e responsabilità

Perché sono cattive?
O perché noi glielo permettiamo?

Capita spesso che a questa domanda mi senta rispondere:

«Le persone ci feriscono perché siamo noi a dare loro il permesso di farlo.»

E quando provo a mettere in discussione questa affermazione, sembra che non sia più un’opinione, ma un dogma.

È così. Punto.

Ma permettetemi di dissentire. Anche perché, quando cercano di impormi una verità, io reagisco. Mi viene proprio d’istinto.

Credo che ognuno debba guardare le cose dal proprio punto di vista, attraverso il proprio cammino, la propria esperienza e il proprio grado di consapevolezza.

Quindi sì, esiste una verità. Ma esistono anche altre verità.

A volte le persone ci feriscono perché noi lasciamo loro spazio. È vero.

Ma questo non cancella la responsabilità di chi ci fa del male.

Tu puoi avere la responsabilità di aver lasciato campo libero all’altro. Ma anche l’altro deve assumersi la responsabilità di quello che ha fatto. Perché magari proprio uno stinco di santo, o una stinca di santa, non è.

Diciamocelo fuori dai denti.

Non siamo tutti santi e non siamo tutti peccatori. Siamo fatti dell’uno e dell’altro. E ognuno deve prendersi la responsabilità della propria parte.

Per questo non sono d’accordo con l’idea che tutto ciò che ci accade nella vita sia responsabilità nostra.

No. Assolutamente.

Non tutto quello che ti accade è colpa tuaAnche perché, nel gioco della vita, noi interpretiamo un personaggio, ma accanto a noi ce ne sono altri.

A volte abbiamo il ruolo principale e qualcuno ci fa da spalla. Altre volte siamo noi la spalla nella storia di qualcun altro. Non c’è un unico attore responsabile di tutta la commedia. Ce ne sono tanti e ognuno recita la propria parte.

Ognuno, quindi, dovrà rispondere del proprio ruolo.

Prima di dire: «Tutto quello che mi accade è causa mia», permettetemi un’espressione molto spirituale:

Sti cazzi.

Lo ripeto: sti cazzi.

Ci sono persone che ci fanno del male consapevolmente. E quelle sono le peggiori.

Ce ne sono altre che lo fanno inconsapevolmente.

E poi ci sono persone che, forse, si sono messe d’accordo con noi prima di arrivare su questa Terra.

È possibile.

Io stessa credo di aver pianificato la mia vita con un grande senso dell’umorismo e, soprattutto, con una grandissima stima nelle mie capacità di farcela e di completare il percorso.

Però, se mi sono messa d’accordo con qualcuno perché mi rendesse la vita difficile, quel qualcuno non è il mio schiavo. Non è succube di me.

Può aver deciso volontariamente, in un altro tempo che non è tempo, di incarnarsi insieme a me e di condividere una parte di questo percorso. Ma se io ho la possibilità, la capacità e la libertà di cambiare strada, quella libertà deve averla anche lui. O lei.

Giusto?

Se il libero arbitrio esiste per me, esiste anche dall’altra parte.

Non voglio pensare che sia già tutto tracciato, perché altrimenti sai che noia.

Il Creatore è molto più geniale di quanto pensiamo. Ci lascia la possibilità di decidere e scegliere, ogni volta.

Siamo venuti qui soltanto per recitare un copione oppure per fare esperienza?

Io credo che siamo qui per fare esperienza.

All’interno del copione che ci è stato dato, il regista lassù ci lascia anche la libertà di improvvisare. E quando improvvisiamo, naturalmente, scombiniamo il copione delle persone che stanno recitando accanto a noi.

Poi ci sono attori talmente bravi da riuscire a seguire un altro attore anche mentre improvvisa. Forse questo fa parte dell’intesa tra anime che, su questa Terra, si riconoscono al volo.

Ma torniamo al punto.

Sono perfettamente d’accordo sul fatto che, in alcuni casi, favoriamo certi comportamenti degli altri. Diamo loro spazio, li lasciamo parlare, permettiamo che dicano o facciano certe cose contro di noi.

E possiamo anche scegliere di allontanarci oppure di restare.

Adesso molti di voi mi diranno:

«Eh, parli facile tu. Se vivi con una madre che ti disprezza o con un fratello con il quale sei in guerra da anni, andartene e tagliare i ponti con la famiglia è difficile.»

Sì, è difficile. Non lo metto in discussione.

E non sempre è possibile farlo subito. A volte mancano i soldi, un posto dove andare, una rete che possa aiutarti. A volte sei talmente stanca, spaventata o abituata a quello schema che non riesci nemmeno a immaginare una vita diversa.

Ma la possibilità di scegliere può essere costruita. Magari lentamente, magari con fatica, magari chiedendo aiuto.

E no, non è detto che gli altri migliorino.

Se sono stronzi, secondo me restano stronzi.

Capite cosa voglio dire?

Ognuno si prenda la propria responsabilità.

Se una donna rimane accanto a un uomo che le fa del male, forse ha già sofferto nella vita e riconosce quello schema. Magari è diventato così familiare da sembrarle normale.

Forse avrà bisogno di vederlo ripetersi, anche all’ennesima potenza, finché un giorno riuscirà a dire:

«Basta.»

Deve arrivarci lei. Con i suoi tempi e il suo percorso.

Questo non significa che abbia una colpa.

Sta vivendo un’esperienza e, attraverso quell’esperienza, può arrivare a vedere lo schema, interromperlo ed emanciparsi. Ma chi le fa del male resta responsabile del male che le fa.

Allora, quando sentite frasi come:

«Se quella persona si comporta così è colpa tua.»

«Sei tu che le hai dato spazio.»

«Sei tu che gliel’hai permesso.»

«Sei tu che resti lì a farti umiliare.»

«Sei tu, sei tu, sei tu…»

Fermatevi un attimo.

Ascoltate il vostro corpo.

In quale punto, in quel momento preciso, vi si contorcono le budella?

Sentite bruciore? Vi manca il fiato? Restate rigidi? Dove lo sentite?

Ascoltate quella parte.

Può parlare di disagio, paura, rabbia, voglia di reagire o di vendicarsi. Può dire tante cose.

E perché le dice?

Perché qualcuno vi sta facendo credere che la colpa sia vostra.

La colpa.

Ripeto: la colpa.

Cambiamo punto di vista.

Non è colpa. È esperienza.

Sono qui per imparare. E probabilmente quel compito mi verrà messo davanti più volte, finché non avrò visto ciò che ho bisogno di vedere e non avrò trovato il modo di scegliere diversamente.

Non dovete per forza darmi ragione.

E non dovete assolutamente darmi torto.

Scherzo.

A me piace essere messa in discussione. Quando insegno, lo dico sempre:

«Questa è la mia verità. Adesso pensateci, rifletteteci e trovate la vostra. Poi, la prossima volta che ci incontriamo, mettete pure in discussione quello che ho affermato. Perché così cresco anch’io.»